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Storia
 Cenni storici, notizie e…curiosità
 

    Con l’aiuto di chi ha ricercato e scritto su Villanterio ( Carlo Dell’Acqua- 1838+1918; Giacomo Bascapè 1902+1993; Guido Zanaboni, villanterese doc e cultore degli ultimi e più precisi scritti su questo paese della bassa pavese) vogliamo qui estrapolarne qualche accenno e dire delle origini di Villanterio, rimandando e raccomandando per miglior approfondimento l’ultimo libro di Guido Zanaboni “ Storia di Villanterio- vol.1°-1998” che con dovizie di particolari che si susseguono nel tempo, ci consente di gustare notizie- storia- fatti-avvenimenti di questo importante borgo, dall’11° al 15° secolo.

 

 

“ Amena è la giacitura di questo borgo, cinto da floride campagne e rigato dal fiumicello Lambro che lo attraversa con grazioso serpeggiamento; le casette poi che lo compongono, acconciamente distribuite sui vari rialzi del suolo a guisa di collinette, conferiscono molto a dargli un ridentissimo aspetto. S’incontra Villanterio a metà circa della strada che da Pavia per S.Angelo, conduce alla città di Lodi.”-

 

Così, nel suo libretto “VILLANTERIO- CENNI STORICI E STATISTICI” il Dott. Carlo dell’Acqua, nel 1874, inizia a parlare di questo piccolo borgo.  E’ il primo volumetto che, arrivato ai giorni nostri, si è potuto consultare per avere qualche frammentaria notizia di questo feudo pavese.

 

Il passato di Villanterio- scriverà successivamente Zanaboni- merita di essere studiato e fatto conoscere. Il nostro paese possiede infatti abbondanza di documenti storici. In particolare il periodo medioevale per Villanterio è esplorabile…..Fino al 400, inizio della crisi che vede disgregarsi il feudo di Villanterio con il subentro di famiglie estranee accanto agli antichi signori. Di quegli anni così lontani- continua sempre Zanaboni- porta di riflesso,alle immagini di un Villanterio straordinariamente diverso dall’attuale.

 

E ancora il Dell’Acqua ci segnala che, prima della costruzione del CAVO MAROCCO (1817), il territorio di Villanterio produceva frumento, segale, avena, legumi ed un eccellente vino, di cui gran parte veniva consumato dagli abitanti.  Era invece poca la coltivazione del granturco e suddivisa la proprietà fondiaria, così che ogni famiglia possedeva e coltivava una determinata estensione di terreno,sufficiente a fornire i mezzi per vivere una vita relativamente agiata.

 

Questa felice condizione mutò radicalmente dopo la costruzione del Cavo Marocco in quanto i vigneti ed i frutteti furono soppiantati dalle risaie e dalle marcite ed in breve questo produsse un notevole cambiamento nella costituzione fisica dei terrieri, soprattutto per l’avvenuto concentramento delle proprietà che peggiorò assai la condizione economica dei residenti.  L’alimentazione poi, fatta quasi solo col riso, contribuì non poco a scemare la vigoria degli abitanti. La popolazione di Villanterio va perdendo, come ovunque venivano introdotte risaie e marcite, della sua primitiva robustezza. Ecco quindi che le malattie epidemico-contagiose facilmente attecchiscono a Villanterio. Nel 1855 lo troviamo colpito dal colera, cui si aggiunge la tosse canina, la scarlattina, la febbre miliare e il vajuolo.

Nel  1870 gli abitanti erano- dice sempre il Dell’Acqua- 2866 distribuiti a Villanterio che è il centro principale, e nelle frazioni aggregate che erano: Borgorate- Cascina Nuova- Cascinetta- Castellazzo- Castelliere- Cattanea- Falcone- Goredo- Grafoietta- Luna- Lunetta- Malcontenta- Pomeo-Sperone- Tombone.

Nel 1872,con Regio decreto n.1032 del 13 ottobre, fu unito a Villanterio il comune di Monte Bolognola, con una popolazione di 229 abitanti.

Sempre il Dell’Acqua ci riferisce che allora ( 1874) a Villanterio esistevano le scuole primarie di tre classi per maschi e femmine, mentre all’istruzione per gli adulti si provvede con scuole serali e domenicali. Una nota folcloristica quando accenna al

“giuoco de’ giovanetti utilmente indirizzato a scopo istruttivo e ginnastico. Si fa loro apprendere la geografia d’Italia, facendoli giocare, massimo nei dì festivi, sopra un tavolo disposto a forma di bigliardo, sul quale è tracciata la figura dell’Italia con le sue città principali.”

Questo metodo fu introdotto dal Parroco del tempo Don Mansueto Dell’Acqua sopraintendente alle scuole del Comune.

Esistevano in quel tempo (1874) due mulini natanti sul Lambro, detti Sandoni, di proprietà Siro Gibelli.

Per antica concessione che risale al 1406, chi era investito del feudo di Villanterio,aveva il diritto di esigere da coloro che passavano sulle strade che immettono nel paese, un contributo a titolo di pedaggio per il “diritto di Catena” o di sbarra con cui esso poteva tener chiusa la via ( la misura del tributo sul fluire del secolo passato, risulta da un Editto emanato nel 1770 a favore del Nob. Giuseppe-Vitali-Rizzi feudatario di Villanterio, dal Magistrato camerale di Milano.)

 

Una ulteriore raccolta di scritti su Villanterio che la fornisce GIACOMO BASCAPE’ nella sua “STORIA DI VILLANTERIO” edita nel 1926 a cura del Podestà di Villanterio Cav. Silvio Meriggi.( il Bascapè la scrive quando ancora era molto giovane e quindi forse non troppo approfondito…)

Continuando le ricerche iniziate dal Dell’Acqua, il Bascapè trova nell’Archivio dell’Abbazia di S.Pietro in Ciel d’Oro a Pavia ( che per un millennio ebbe la signoria feudale di Villanterio) numerose pergamene riguardanti questa Curtis;  l’Archivio della Curia Vescovile di Pavia,  l’Archivio feudale di Villanterio, pure contengono un materiale vasto ed interessante intorno alle vicende ecclesiasiche, feudali e comunali del borgo durante dieci secoli.

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